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Dieci passi avanti nella lotta ai tumori - Asco 2017 Buone notizie da Chicago, dal congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) il più grande appuntamento mondiale della medicina, con importanti riconoscimenti alla ricerca italiana. Oltre trentamila gli oncologi provenienti dai cinque continenti, più di duemila gli studi prodotti. Sotto i riflettori le ultime novità nella lotta ai tumori, a partire dall'immunoterapia, ultimo e rivoluzionario approccio terapeutico che mira a risvegliare le difese dell'organismo rendendolo in grado di combattere il cancro con i propri stessi mezzi. Si tratta, affermano gli oncologi, di un nuovo pilastro del trattamento del cancro che non è più solo ricerca di frontiera ma, in molti casi, una realtà consolidata. E lo dimostra la quantità di studi presentati al congresso Asco 2017. Ne parliamo in queste pagine con gli autori Michele Maio, Cesare Gridelli, Andrea Necchi, Paolo Ascierto, Francesco Gozzi, Pierfranco Conte, Alberto Sobrero, Francesco Cognetti. Dieci passi avanti nella lotta al cancro al seno, melanoma, rene e vie urinarie, vescica, prostata, utero e ovaio, polmone, colon e mammella. Dieci pagine da sfogliare. Speciale ASCO 2017
Diventare mamma dopo tumore al seno, uno studio conferma: nessuna controindicazione. Vorrebbe un figlio la metà delle giovani pazienti, ma meno di una su 10 rimane incinta dopo le terapie.Diventare mamma dopo un tumore al seno dunque, perché no? A rassicurare le donne che vogliono realizzare il desiderio di maternità dopo aver sconfitto il cancro è uno studio europeo presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago. La ricerca, la più grande mai condotta su questo tema e l'unica finora a considerare anche i tumori positivi agli estrogeni. La metà delle giovani pazienti riferisca la voglia di avere figli, ma meno di una su 10 rimane incinta dopo le terapie anti-cancro. A frenare la gravidanza è il timore, delle donne ma anche degli oncologi, che possa aumentare il rischio di recidiva tumorale, soprattutto nei casi di malattia sensibile agli ormoni. Una preoccupazione priva di fondamento. I nostri risultati confermano che la maternità dopo un cancro al seno può essere incoraggiata, commenta Matteo Lambertini, oncologo medico e ricercatore all'Istituto Jules Bordet di Bruxelles, primo autore della ricerca. Il prossimo passo sarà indagare gli effetti della maternità sulla salute delle giovani donne con mutazioni dei geni Brca, detti ormai comunemente geni Jolie, che generalmente sono colpite da tumore del seno in età relativamente precoce.
Le nuove frontiere dell'immuno-oncologia Michele Maio, Chicago. Oggi il 50% dei pazienti risponde all'immunoncologia, l'approccio mirato a risvegliare il sistema immunitario contro il cancro: per questo, la ricerca sta delineando nuove armi per potenziare ancora di più la risposta e curare più persone, mentre l'immunoterapia si sta dimostrando efficace anche contro altri tipi di tumori come quelli ginecologici. A fare il punto sullo stato dell'arte è un autorevole esperto, in occasione del congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco). Finora l'immuno oncologia è andata in una direzione: togliere il freno, per così dire, con cui il tumore blocca la risposta del sistema immunitario. Il presente e il futuro mirano a premere anche sul sistema immune per accelerare e potenziare ancora di più la risposta contro la malattia. I risultati che abbiamo ottenuto sbloccando il freno sono importanti e, considerando tutti i tumori, circa il 50% dei pazienti risponde a queste terapie, da sole o in combinazione, spiega Michele Maio, direttore dell'Immunoterapia oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Molecole come ipilimumab e nivolumab hanno dimostrato non solo di allungare la sopravvivenza ma anche di migliorare la qualità di vita dei pazienti nel melanoma, nel tumore del polmone e del rene. E si stanno delineando risultati importanti anche nelle neoplasie ginecologiche, come dimostrato dallo studio Checkmate-358. Nello studio, le pazienti colpite da tumori della cervice uterina, della vagina e della vulva in fase avanzata sono state trattate con nivolumab. Il dato significativo riguarda in particolare il controllo della malattia, pari al 70,8%. Pertanto in una percentuale molto elevata di donne il tumore si è fermato. La possibilità di utilizzare l'immunoncologia in queste pazienti apre opportunità importanti anche perché i trattamenti oggi a disposizione sono poco efficaci.
Diventare mamma dopo un cancro al seno
Michele MAIO
Nanofarmaci intelligenti nel polmone dell'anziano Cesare Gridelli, Chicago. Novità dalla terapia con nanoparticelle nel tumore del polmone, in particolare nei soggetti avanti in età. Nab-paclitaxel in combinazione con altre molecole si dimostra efficace e ben tollerato. Indicato negli anziani, dove ha mostrato il suo valore, nelle tipologie istologiche anche più difficili, e nei soggetti in condizioni di salute compromesse. Cesare Gridelli, direttore di Oncologia medica nell'Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, intervenuto a Chicago al congresso Asco 2017, parla in termini lusinghieri dell'associazione Nab paclitaxel con carboplatino: mostra di essere efficace e tollerata nei pazienti più deboli, quelli che hanno difficoltà a ricevere trattamenti chemioterapici. Altri studi riguardano la cooperazione tra nanoparticelle e immunoterapia e le combinazioni Nab paclitaxel con Atezolizumab e carboplatino. Ma cosa sono queste nanoparticelle in oncologia? La sfida della ricerca contro il cancro si concentra sulla nanomedicina: eliminare gli effetti collaterali e aumentare la precisione dei sistemi che recapitano il farmaco solo nelle cellule malate, annullando così gli effetti collaterali di una somministrazione massiccia indiscriminata. I vettori navigano nell'organismo per portare il farmaco dove occorre, invisibili al suo sistema immunitario e capaci di superare le barriere biologiche, si fanno carico sia dei tradizionali chemioterapici sia dei farmaci biologici (acidi nucleici, proteine). Entrambe le classi di farmaci hanno bisogno di un taxi che li porta a destinazione, nel tessuto tumorale. Giunti qui, occorre ancora superare le barriere. A tal fine si stanno sviluppando due differenti strategie, l'apertura delle porte col rilascio del farmaco prima del superamento della barriera; se il farmaco è una piccola molecola, potrà essere in grado di superarla per diffusione. L’altra, indispensabile per i farmaci che non sono in grado di diffondere, consiste nel dotare la nanoparticella di una chiave per aprirsi un varco. La ricerca è attualmente concentrata sui sistemi di riconoscimento della fermata giusta, sui metodi per aprire le porte e sulle chiavi per superare le barriere. Anticorpi e ligandi di recettori espressi in abbondanza dalle cellule tumorali, ultrasuoni da indirizzare sul tumore per fare collassare le nanoparticelle sono solo alcuni esempi. La nanomedicina è una strada innovativa che sta aprendo scenari inaspettati nel trattamento di tumori difficili da curare come il carcinoma del polmone in fase avanzata, un farmaco in particolare coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata, paclitaxel con la tecnologia d’avanguardia basata sulle nanoparticelle Nab.
Cesare GRIDELLI
Carcinoma uroteliale, migliora la sopravvivenza Andrea Necchi, Chicago. Parliamo di vescica e vie urinarie con uno specialista di chiara fara, Confermata l’efficacia di pembrolizumab nel trattamento del carcinoma uroteliale. Lo dimostrano i risultati aggiornati di KEYNOTE-045 e KEYNOTE-052, due studi sperimentali con pembrolizumab, farmaco appartenente alla classe anti-PD- 1, in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. Questi dati, che comprendono i risultati aggiornati di sopravvivenza e le analisi dei biomarcatori, dimostrano ulteriormente il potenziale di pembrolizumab come terapia di seconda linea in pazienti dopo fallimento del trattamento contenente platino e in prima linea in pazienti non eleggibili alla terapia contenente cisplatino. In particolare, nel trattamento di seconda linea, pembrolizumab ha migliorato la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia, con 10,3 mesi vs 7,4 mesi, e in prima linea, il farmaco ha fatto registrare un tasso di risposta globale del 29%. I risultati sono stati presentati in due sessioni orali al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago. Il prolungarsi dell’efficacia e la stabilità del profilo di sicurezza con pembrolizumab,osservate nel trattamento dei tumori uroteliali della vescica, sono notevoli e rafforzano il suo ruolo come nuovo standard di cura - afferma Andrea Necchi, dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano. La storia dei pazienti con carcinoma uroteliale metastatico (vescica e vie urinarie) sta per cambiare in modo importante. L’ente regolatorio americano (FDA) ha approvato a maggio pembrolizumab per il trattamento del carcinoma uroteliale metastatico dopo fallimento di chemioterapia contente platino (in base ai risultati di KEYNOTE-045) e per il trattamento in prima linea di pazienti che, per particolari condizioni cliniche, non possono essere sottoposti a chemioterapia con cisplatino (KEYNOTE-052). Negli ultimi 30 anni, nonostante gli sforzi della ricerca, nessuna terapia farmacologica era riuscita a migliorare la prognosi di questi pazienti. Pembrolizumab è la prima molecola immuno-oncologica che ha mostrato in uno studio di fase III (Keynote 045) un vantaggio in sopravvivenza statisticamente significativo in pazienti pretrattati con platino. Altro dato molto interessante è che a fronte di questo vantaggio in sopravvivenza, è stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo nella qualità di vita dei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia. Questi dati rappresentano un importante progresso per i pazienti con questa malattia che storicamente hanno avuto limitate opzioni di trattamento e nessun beneficio in termini di sopravvivenza.
Andrea NECCHI
Paolo ASCIERTO
Melanoma, superato ostacolo al trattamento Paolo Ascierto, Chicago. Parliamo di tumori della pelle perché sono stati individuati nuovi cruciali meccanismi di resistenza al trattamento nei pazienti colpiti da melanoma metastatico. L’ostacolo da superare si chiama LAG-3 e rappresenta un checkpoint immunitario utilizzato dal cancro per aggirare la risposta alle terapie immuno-oncologiche. È stato dimostrato che la combinazione di una nuova molecola anti LAG-3 con nivolumab, farmaco immuno- oncologico, permette di sbloccare questo freno e di vincere la resistenza al trattamento. Questi risultati sono stati presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago. Siamo di fronte al futuro dell’immuno-oncologia – ha dichiarato il prof. Paolo Ascierto, nella foto, dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli. Il valore della ricerca italiana è confermato anche dallo studio Secombit, promosso dalla Fondazione Melanoma. L’obiettivo, continua il prof. Ascierto, è individuare la giusta sequenza di terapie nei pazienti con melanoma metastatico che presentano la mutazione del gene BRAF. Al Congresso ASCO confermata l’efficacia della combinazione di due farmaci immuno-oncologici, nivolumab e ipilimumab, in pazienti particolarmente complessi (studio CheckMate) prima dimostrazione che la combinazione di farmaci immuno-oncologici può avere effetti importanti anche in pazienti con metastasi cerebrali
ASCO - (Chicago)
Vaccino contro il cancro al seno Michelino De Laurentiis, Chicago. Dal tumore al rene a quello al polmone (adenocarcinoma) e ora, anche al seno: l'immunoterapia, il cui obiettivo è risvegliare l'azione del sistema immunitario per combattere il cancro, rappresenta sempre di più la nuova arma contro le neoplasie. L'ultima sperimentazione, che partirà nel 2018 riguarda un vaccino terapeutico contro il tumore alla mammella. Si tratta di un vaccino i cui risultati preliminari sono stati presentati, a Chicago, nell'ambito del congresso American Society of Clinical Oncology (nella foto uno dei padiglioni) e che vedranno l'Istituto nazionale dei tumori di Napoli Fondazione Pascale in prima fila visto che sarà l'unica struttura oncologica italiana a prendere parte alla sperimentazione. Lo studio, prevede la somministrazione del vaccino anti Globo H-KLH come terapia adiuvante (cioé subito dopo l'intervento chirurgico al seno) in donne con tumore triplo-negativo,con lo scopo di aumentare i tassi di guarigione di questo sottotipo di tumore mammario. «La disponibilità del vaccino - dice il professor Michelino De Laurentiis - si prospetta come grande opportunità per le pazienti con tumore mammario di avere accesso a trattamenti ad alta innovatività. I vaccini terapeutici mirano a scatenare una risposta immunitaria altamente specifica contro il tumore, in teoria potenzialmente più efficace e con meno effetti collaterali». Esistono tanti sottotipi di neoplasia mammaria, e si spera che in una gamma di casi sempre più vasta l'immunoterapia possa funzionare. Apripista il melanoma, uno dei più aggressivi tumori della pelle: proprio grazie all'immunoterapia, oggi si può parlare di tendenza alla cronicizzazione della malattia L'immunoterapia sta dando risultati anche contro il mesotelioma, il tumore alla vescica, al fegato, al colon-retto e al tumore del tratto testa- collo.
Michelino DE LAURENTIIS
Francesco GROSSI
Immunoterapia combinata nel polmone Francesco Grossi, Chicago. Una nuova arma contro il tumore del polmone arriva grazie alla combinazione di due molecole immunoterapiche (nivolumab e ipilimumab) mirate a risvegliare il sistema immunitario. Lo mostra uno studio presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco). Nel 2016 in Italia 27.800 uomini e 13.500 donne hanno ricevuto la diagnosi di tumore del polmone. Checkmate-012 ha valutato la combinazione delle due molecole in prima linea, in persone con tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata non trattate in precedenza. Il tasso di risposta ha raggiunto il 47%. Sono dati «che confermano quale sia la direzione da seguire, spiega Francesco Grossi, nella foto, responsabile dell'Unità tumori polmonari all'IRCCS San Martino di Genova -. La combinazione delle terapie consente di ottenere risultati migliori rispetto alle stesse armi utilizzate singolarmente. E a Genova è in corso uno studio di fase IV con questo approccio». Il tumore del polmone ''non a piccole cellule'' non squamoso (adenocarcinoma) rappresenta circa il 60% dei casi, l'istotipo squamoso il 20-25%, il microcitoma il 15%. In quest'ultimo tipo, sottolinea Grossi, non si registravano progressi da 30 anni. Presentato anche uno studio su persone con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con espressione del gene ALK (presente in circa il 5% dei casi di adenocarcinoma, in particolare giovani e non fumatori). La molecola ceritinib è stata utilizzata in combinazione con nivolumab in due gruppi di malati e le risposte, conclude Grossi, hanno raggiunto dati promettenti che richiedono in futuro studi di conferma.
Pierfranco CORTE
Cancro mammario, nove settimane per cautelarsi Pierfranco Conte, Chicago. Presentato ad Asco uno studio disegnato per rispondere a quesiti clinici nell’interesse delle pazienti e della loro qualità della vita, non per portare a registrazione o rimborsabilità un nuovo farmaco. Importante affermazione del professor Pierfranco Conte direttore di Oncologia medica 2 presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV) e coordinatore della Rete oncologica veneta, che davanti a una platea gremita, migliaia di specialisti in sala, ha presentato i dati dello Studio ShortHER durante la Breast Cancer Session del meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology, il più importante simposio mondiale di oncologia. Lo studio ha dimostrato una tendenziale non inferiorità del trattamento con trastuzumab (farmaco salvavita di riferimento) ridotto a nove settimane nelle donne con carcinoma mammario HER2 positivo, laddove oggi lo standard di riferimento è di un trattamento lungo un anno. Non si può affermare che questo studio modifichi radicalmente lo standard di cura, il commento del professor Conte, ma la bassa tossicità presentata nella terapia ridotta a nove settimane ci fa considerare che nelle donne con problemi cardiaci e in quelle che devono sospendere il trattamento proprio per la comparsa di problemi cardiovascolari, la riduzione della cura a nove settimane rappresenti una alternativa davvero molto interessante. La relazione, titolo originale ''Nine weeks vs 1 year adjuvant trastuzumab in combination with chemiotherapy: results of the phase III multicentric italian study Short-HER'', riguarda uno studio etico no profit finanziato con il bando per la ricerca indipendente dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), condotto presso 82 ospedali italiani,1254 pazienti con tumore mammario HER2 positivo. Avviato nel 2007, lo studio Short-HER multicentrico randomizzato di chemioterapia adiuvante in associazione con herceptin, coordinato dallo IOV, dall’Università di Padova e dalla Oncologia medica dell'Università di Modena, ha reclutato le pazienti nel periodo 2007-2013 con l’obiettivo di fornire una rappresentazione reale dei trattamenti in riferimento alla durata, alla tossicità e ai costi anche biologici delle cure somministrate.
Alberto SOBRERO
Colon, terapie efficaci per neoplasie intestinali Alberto Sobrero, Chicago. Potrebbe cambiare lo standard di cura per i pazienti con cancro del colon, la neoplasia più frequente in Italia: dopo l'intervento chirurgico, tre mesi di chemioterapia, periodo dimezzato rispetto agli attuali 6 mesi previsti dai protocolli, possono bastare ottenendo pressoché gli stessi risultati riducendo gli effetti collaterali. Emerge da uno studio internazionale su 12.800 pazienti presentato in sessione plenaria, per la sua grande rilevanza, al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco 2017) a Chicago. Questi risultati «potrebbero riguardare oltre 400mila pazienti nel mondo ogni anno. Per il 60% di questi pazienti, che presentano un minore rischio di recidive, soli 3 mesi di chemio diventeranno molto probabilmente il nuovo standard di cura», ha sottolineato il primo autore dello studio, l'oncologo Axel Grothey del Mayo Clinic Cancer Center di Rochester, Usa. Uno studio importante, che ha visto la partecipazione anche di 4mila pazienti italiani, secondo Alberto Sobrero (nella foto) direttore di Oncologia medica all'Ospedale San Martino di Genova, per il quale ciò porterà ad un cambiamento delle linee guida della terapia. Dall'Asco risultati importanti arrivano pure sull'immunoterapia, approccio che mira a risvegliare i sistema immunitario contro il cancro: lo studio internazionale di fase II - Checkmate 142, presentato al congresso, ha dimostrato come la combinazione di due molecole immunoterapiche - nivolumab e ipilimumab - abbia avuto risultati promettenti in pazienti con cancro del colon retto metastatico. Il tasso di risposta al trattamento è stato infatti del 54,8% e il tasso di sopravvivenza globale a 9 mesi è risultato dell'87,6%. «Il tumore del colon-retto è il più frequente con circa 52.400 nuovi casi stimati in Italia nel 2016 e 427mila persone vivono dopo la diagnosi, ha affermato Sobrero -. La sopravvivenza nel nostro Paese è più alta rispetto alla media europea. I trattamenti attuali per la fase avanzata del cancro del colon retto si basano sull'integrazione di farmaci chemioterapici con le terapie biologiche e in alcuni casi con la chirurgia. La possibilità di disporre di terapie efficaci nei pazienti con tumore intestinale metastatico apre nuove prospettive.
Francesco CROGNETTI
Patologie femminili, laser batte atrofia vaginale Francesco Cognetti, Chicago. Spessore del collagene triplicato grazie all'utilizzo del laser, con risultati davvero soddisfacenti anche dopo un anno e mezzo certificati dalle biopsie: questo il risultato dello studio italiano pubblicato sul Journal of Cancer Therapy e discusso ad Asco 2017, congresso mondiale di oncologia, a Chicago. Si tratta di un lavoro promosso all'Ospedale Cannizzaro di Catania dal professor Paolo Scollo, commenta Francesco Cognetti (nella foto) presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro, perché per la prima volta offre una soluzione efficace al problema dell'atrofia vaginale in donne con neoplasie. L'anno scorso, nel nostro Paese, sono stati diagnosticati 50.200 nuovi casi di tumore mammario, 8.200 casi di tumore dell'utero e 5.200 casi di cancro dell'ovaio. Disturbi come atrofia vaginale, incontinenza, difficoltà nei rapporti sessuali sono conseguenze frequenti nel trattamento delle neoplasie femminili con ormonoterapia, chemioterapie e radioterapia. I pazienti sono dei sensori immediati, che rivendicano i trattamenti a volte fuori dai trials clinici, ha aggiunto Cognetti. La comunità degli oncologi deve saper gestire la speranza, cercando di dare certezze senza suscitare illusioni contagiose.
"Il tumore colpirà solo da anziani. E con i farmaci lo controlliamo" Lo scienziato e premio Nobel Tomas Lindahl a Bologna per spiegare la sua scoperta che potrebbe sconfiggere il tumore Dom, 01/10/2017 "Il punto di arrivo saranno i farmaci che inducono la morte della massa tumorale o la sua cronicizzazione e ci permetteranno di continuare a svolgere la nostra vita, con meno effetti collaterali".
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Tomas Lindahl,
Lo dice senza timore Tomas Lindahl, Premio Nobel del 2015 per aver scoperto degli enzimi che riparano alcune porzioni di Dna, salvaguardandone le informazioni genetiche. La sua scoperta ha aperto una nuova strada nella notta contro il tumore, una sorta di autostrada che potrebbe trasformare il cancro in una malattia assimilabile al diabete. Quindi se non curabile, almeno controllabile tanto da permettere al malato di vivere con esso fino ad età anziana. Lindahl sarà ospite domani a Bologna dell'anteprima dell’edizione 2018 del Festival della Scienza Medica e in una intervista al Resto del Carlino spiega dove potrebbe portare la sua scoperta. Una speranza per molti malati e per l'umanità. Secondo il premio Nobel il tumore potrebbe essere sconfitto grazie "i primi farmaci anticancro che puntano a influenzare i percorsi di riparazione delle cellule tumorali, inibendo enzimi". In sostanza colpendo determinati enzimi le cellule del tumore non possono moltiplicarsi e così non distruggono l'intero organismo. "Come fermare un muratore che sta costruendo una parete storta", dice lo scienziato. "La malattia acuta - continua - che conduceva a morte a volte anche nel giro di poco tempo, con questi farmaci potrà essere assimilata al diabete di tipo 2. Terapie che porteranno, se non a guarigione, a una cronicizzazione, intendo malattia della vecchiaia in questo senso". Cosa significa "cronicizzare" un tumore? Tenerselo per tutta la vita, ma senza gli effetti collaterali che conoscamo oggi. Come la morte nel giro di pochi anni. "Cronicizzare significa arrivare a tenere sotto controllo la malattia fuori dalle strutture ospedaliere, con farmaci che oltre a combattere le cellule malate siano in grado di assicurare una buona qualità di vita, compatibilmente con la fisiologia dell’invecchiamento", spiega il luminare. La sua scoperta, ovverto gli enzimi riparatori, sono stati il punto di partenza da cui sono iniziate le ricerche delle case farmaceutiche per sperimentare i farmaci contro il tumore. Lindahl però ammonisce: i farmaci "in grado di riparare il Dna possono considerarsi un’arma a doppio taglio, eccezionali meccanici se vanno bene, letali devastatori se sono mutati e funzionano male. Perché le cellule tumorali se li prendono per mantenersi in vita. Ecco perché le nuove terapie antitumorali puntano a influenzare quei percorsi di riparazione". I primi farmaci sono già in via di definizione. Come quello usato nel caso una donna abbia mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2, che favoriscono lo svuluppo del tumore al seno e alle ovaie. "Una di queste si chiama PARP, Poli ADP-ribosio polimerasi - spiega al Resto del Carlino lo scienziato - La sua attività in caso di mutazioni dei geni favorisce lo sviluppo di cellule tumorali. Ora è possibile inibirlo con un nuovissimo farmaco, Olaparib, che ha ottenuto in agosto l’approvazione finale, anche per uso orale, dalla Agenzia statunitense per il farmaco, la famosa Fda".